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  Clivometria Riduci
La clivometria del territorio di Torriana è molto importante per analizzare il territorio dal punto di vista della stabilità e della sismicità. La classificazione riportata nella carta delle pendenze consente di classificare e interpretare il territorio dal punto di vista della pendenza dei versanti.

METODOLOGIA IMPIEGATA
Come specificato nella “Disciplina generale sulla tutela e l'uso del territorio", in merito a "Indirizzi per gli studi di microzonazione sismica in Emilia-Romagna per la pianificazione territoriale e urbanistica" al fine di evidenziare gli elementi morfologici che possono determinare amplificazione (creste, cocuzzoli, dorsali allungate, versanti con acclività > 15° e altezza ≥ 30 m) occorre analizzare quelle porzioni di territorio con acclività > 15°
Per la redazione della carta dell'acclività dei versanti si è utilizzato una procedura software in grado di ricostruire la pendenza dei versanti come dati di uscita, considerando come dati di ingresso i punti quotati e le curve di livello estrapolati dalla cartografia di base digitale.
Il modello (Terrain Slope) calcola la pendenza della griglia dei punti quotati e di quelli che rappresentano le curve di livello esprimendola in gradi con un campo di variazione da 0° (piano) a 90° (parete verticale). La pendenza che viene calcolata è quella corrispondente alla massima del tratto di superficie 3D analizzato e quindi viene considerato il gradiente di valore massimo.
Il risultato di questa complessa operazione è quello di generare una serie di curve di livello che delimitano aree con pendenza uniforme che sono molto versatili in quanto è possibile scegliere classi di pendenza con valori qualsiasi.
Data la complessità del territorio di Torriana si è deciso di considerare un numero di classi di pendenza omogenea superiori a quelle standard della cartografia clivometrica regionale e che sono rappresentate nella seguente tabella:

ClassePendenza
1
< 10% (5,71°)
2
> 10% (5,71°) e < 20% (11,3°)
3
> 20% (11,3°) e < 35% (19,3°)
4
> 35% (19,3°) e < 50% (26,6°)
5
> 50% (26,6°)

Per evidenziare le variazioni di pendenza minori all'interno di versanti che presentano pendenza modesta, per distinguere le aree normate dalle direttive in materia di sistemazioni agrarie e per delimitare le zone di versante che presentano pendenza superiore ai 15 gradi,  sono state inserite sei nuove classi rappresentate nella seguente tabella e nella successiva legenda 20ico.png.

ClassePendenza
1
< 5% (2,86°)
2
> 5% (2,86°) e < 10% (5,71°)
3
> 10% (5,71°) e < 15% (8,53°)
4
> 15% (8,53°) e < 20% (11,3°)
5
> 20% (11,3°) e < 26,8% (15°)
6
> 26,8% (15°) e < 30% (16,7°)
7
> 30% (16,7°) e < 35% (19,3°)
8
> 35% (19,3°) e < 40% (21,8°)
9
> 40% (21,8°) e < 50% (26,6°)
10
> 50% (26,6°) e < 58% (30°)
11
> 58% (30°) e < 70% (35°)
12
> 70% (35°) e < 84% (40°)
13
> 84% (40°) e < 100% (45°)
14
> 100% (45°)

INTERPRETAZIONE
Il territorio di Torriana si presenta molto complesso dal punto di vista geologico e geomorfologico e questo si riflette sulla clivometria.
E' caratterizzato da due zone distinte dal punto di vista dell'acclività dei versanti:

A) Zona pianeggiante, rappresentata interamente dalla classe di acclività 1, 2 e 3.
Occupa l'area dei depositi alluvionali recenti e terrazzati e le zone corrispondenti alle linee di crinale.

B) Zona collinare in cui sono rappresentate tutte le altre classi adottate (4-14)
Quest'ultima si può suddividere a sua volta in altre due zone, attraverso una direttrice NNO-SSE. La parte ad ovest di tale direttrice è caratterizzata da classi di pendenza più elevate, sia per la presenza di formazioni rocciose (come ad esempio rupi calcaree e arenacee) sia per i numerosi fenomeni calanchivi presenti; non mancano tuttavia aree ad acclività minore. La parte opposta della suddetta direttrice, dove le pendici collinari anticipano la valle fluviale del Fiume Marecchia e del Torrente Uso, presentano in media classi di acclività minori.
Secondo le direttive in materia di sistemazioni agrarie:

  1. In appezzamenti con pendenza media compresa tra il 20% e il 40% (classi 5, 6, 7 e 8) utilizzati come seminativi in successione colturale o in rotazione, a seconda della loro estensione e della loro posizione all’interno del sotto bacino, dovranno essere realizzate, tutte o in parte, e/o mantenute efficienti, le seguenti opere di regimazione:
    Fosse livellari con andamento trasversale alle linee di massima pendenza per la raccolta delle acque dei terreni sovrastanti, aventi di norma profondità superiore a quella delle lavorazioni di circa 10-15 cm., lunghezza non superiore a 200 m., interasse non superiore a 100 m. in terreni con pendenza media compresa tra il 20% e il 30% e interasse non superiore a 80 m in terreni con pendenza media compresa tra il 30% e il 40%, pendenza pari o superiore al 2-2,5% nei terreni argillosi e all’1% nei terreni sabbiosi;
    Solchi acquai aventi di norma profondità di 15-30 cm. e interasse non superiore a 40 m, in relazione comunque alla struttura, tessitura, colture insistenti sul terreno e pendenza (minori pendenze minor numero di solchi acquai), da tracciare anche dopo le operazioni di semina e che confluiscono nelle fosse livellari sottostanti;
    Strade fosso: in sostituzione delle fosse livellari (anche solo di una o di alcune di esse) possono essere realizzate strade fosso per il passaggio delle macchine agricole con profilo in contro pendenza rispetto al pendio e andamento trasversale alle linee di massima pendenza, aventi di norma lunghezza non superiore a 200 m., interasse non superiore a 100 m, in terreni con pendenza media compresa tra il 20% e il 30% e interasse non superiore a 80 m in terreni con pendenza media compresa tra il 30% e il 40%, pendenza pari o superiore al 2-2,5% nei terreni argillosi e all’1% nei terreni sabbiosi;
    Collettori naturali o artificiali, adeguatamente dimensionati, disposti lungo le linee di massima pendenza, o costituiti da compluvi naturali, nei quali scaricano le fosse livellari e le eventuali strade fosso. Tali collettori conducono le acque di monte entro i fossi principali (ad esempio fossi consortili) o i corsi d’acqua.
    Drenaggi sotterranei e rippature profonde. Tali opere possono consentire, su parere scritto del geologo progettista che li ha dimensionate, la realizzazione di fosse livellari meno profonde e in minor numero e sostituire parzialmente i solchi acquai.
  2. In appezzamenti con pendenza media commisurata tra il 20% e il 40%, utilizzati come pascoli e prati-pascoli, valgono le direttive di cui al punto 1. I fossi acquai, sempre in relazione all’estensione dei fondi agricoli e alla loro posizione all’interno del sotto bacino, potranno essere tuttavia più frequentemente omessi o realizzati con interasse fino a 80 m.
  3. In appezzamenti con pendenza media compresa tra il 20% e il 40%, utilizzati come frutteti e vigneti, valgono le direttive di cui al punto 1, esclusi i fossi acquai relativi a strade fosso. Tale disposizione si applica esclusivamente per i nuovi impianti e può essere derogata dalla realizzazione di inerbimenti interfilari anche a file alterne o da opere di drenaggio sotterranee. Per i vecchi impianti deve essere effettuato l’inerbimento interfilare, anche a strisce alterne. Va comunque sempre prevista in ambedue i casi la realizzazione (se non esistenti) e la manutenzione di fossi di guardia (fossi livellari a confine con la parte superiore dell’appezzamento).
  4. In appezzamenti con pendenza media compresa tra il 20% e il 40%, utilizzati come impianti arborei da legno e boschi di nuovo impianto, per i primi 4-5 anni valgono le direttive di cui al punto 1. A coltura consolidata gli interventi di regimazione possono essere limitati al mantenimento delle sole fosse livellari. Tale disposizione può essere derogata dalla realizzazione di inerbimenti interfilari. Va comunque sempre prevista la realizzazione e manutenzione di fossi di guardia (fossi livellari a confine con la parte superiore dell’appezzamento).
  5. In appezzamenti con pendenza media superiore al 40%, utilizzati per pascoli, pratipascoli, impianti arborei da legno e boschi di nuovo impianto, valgono le direttive specificate ai precedenti punti 2 e 4, ad eccezione delle distanze fra le fosse livellari che vanno di norma ridotte. Per gli impianti arborei da legno e i boschi di nuovo impianto andrà sempre realizzato l’inerbimento degli interfilari.
  6. In appezzamenti con pendenza media superiore al 40%, utilizzati come seminativi in successione colturale o in rotazione, frutteti, vigneti e oliveti, la realizzazione di opere idonee allo smaltimento delle acque in eccesso, sia in superficie che in profondità, dovrà sempre avvenire sulla base di specifici studi estesi all’intero sottobacino e su specifici progetti redatti da tecnici abilitati.
  7. In appezzamenti con pendenza media inferiore al 20% vanno comunque previste opere minime (ad esempio solchi acquai) per la corretta regimazione delle acque di scorrimento superficiale.
  8. In appezzamenti con pendenza media superiore al 60% vale quanto riportato all’art. 74, comma I, delle Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale.
  9. Relativamente allo scarico delle acque tra appezzamenti contigui appartenenti a proprietari diversi, si ribadiscono gli obblighi e i diritti contenuti nel Codice Civile. Si fa riferimento al Titolo II “della proprietà” Capo II “della proprietà fondiaria” Sez. IX “delle acque” in particolare l’art. 913 (scolo delle acque) e al Titolo IV “delle servitù prediali” Capo II “delle servitù coattive” Sez. I “dell’acquedotto e dello scarico coattivo” in particolare gli art. 1033 (obbligo di dare passaggio alle acque), 1034 (apertura di nuovo acquedotto), 1043 (scarico coattivo) e 1045 (utilizzo fogne e fossi altrui).
 
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